"Fuori dall’invisibilità” Intervista a ELIO BENVENUTI

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Maggio
2021

La pandemia ha rivoluzionato il nostro modo di vivere, ci ha costretto a riadattarci, ad uscire dagli schemi facendoci vivere una condizione non convenzionale. Per questo motivo abbiamo dovuto usare delle nuove risorse, puntare sulle nostre potenzialità e cambiare. Una persona con DSA (Disturbo Specifico dell’Apprendimento) ha cominciato a convivere con questi ostacoli molto prima dell’emergenza sanitaria.

[…] le persone con DSA che possiedono delle capacità, ogni giorno devono risolvere piccole grandi sfide ma, non avendo un deficit cognitivo, sviluppano da soli delle competenze per svicolare questi problemi”. Queste sono le parole di Elio Benvenuti, assicuratore e membro dell’AID (Associazione Italiana Dislessia) all’interno della quale si occupa in particolar modo della gestione dei rapporti istituzionali e advocacy.

Elio ci racconta che L’AID è una realtà che esiste da più di 20 anni e possiede una rete capillare in tutta Italia, nata per supportare i genitori e i loro ragazzi con DSA. L’associazione ha l’obiettivo di sensibilizzare all’inclusione con interventi appositi per il corpo docente, come con il progetto “Dislessia Amica” che insegna a gestire la dislessia in classe e aiuta i genitori ad avere una maggiore consapevolezza delle necessità dei ragazzi.

Elio è un dislessico adulto e ci spiega che, come lui, anche molti giovani che si approcciano al mondo del lavoro scoprono una realtà profondamente impreparata ad ascoltarli e ad accoglierli.

“In questi anni ci stiamo concentrando sull’adulto perchè i ragazzi di cui ci stiamo occupando stanno crescendo e sono la prima generazione di dislessici completamente consapevoli della loro condizione. Sono i primi che si interrogano su come gestire la questione del lavoro”.

Specifica come i temi più importanti sono quelli relativi alla didattica a distanza ma anche dello smart working perché entrambi sono strumenti che, se utilizzati nel modo corretto, possono essere molto utili.

A tal proposito lo scorso Mercoledì 12 maggio sono usciti i risultati di un’indagine svolta da Anvur (Agenzia Nazionale di Valutazione del Sistema Universitario e della Ricerca) e CNUDD (Conferenza nazionale Universitaria dei delegati dei rettori per la disabilità e i DSA) che ha coinvolto 90 atenei italiani. Dalla ricerca è emerso un incremento della popolazione DSA nelle università pari al 60%.

Questo è un dato molto interessante e si può analizzare in due modi: i numeri possono mettere in luce una situazione che è sempre esistita, oppure una situazione che è in divenire. In quest’ultimo caso gli strumenti adottati nelle scuole stanno permettendo un maggiore accesso a studenti con DSA negli istituti. Infatti molto spesso questi giovani non riuscivano ad entrare in Università […]” continua Elio affermando che la media europea dei dislessici è del 7% mentre in Italia abbiamo un dato sottostimato del 5%.

 

“Nel mondo del lavoro anglosassone la dislessia è conosciuta anche in ambito lavorativo e viene trattata con normalità anche a livello culturale, al pari di una persona che porta gli occhiali. Non viene considerata come una persona che ha delle difficoltà incomprensibili. E’ importante permettere ai ragazzi di potersi spiegare alle aziende perché la dislessia è una condizione invisibile, se una persona non la conosce non può intuirla come con altre diversità. La persona dislessica ha delle difficoltà che compaiono all’improvviso, come quella di scrivere una mail o fare un rendiconto economico. Piccole questioni rispetto alle sue capacità, queste però insorgono immediatamente e bisogna saperle gestire con le tecnologie odierne che ci permettono di dare strumenti di supporto come la lettura e la scrittura a caratteri specifici.”

Elio ci racconta come esistono programmi di video-scrittura a costo 0 che permettono alle persone con DSA di lavorare ma che le aziende non sono a conoscenza di queste possibilità e scelgono di non assumere persone che, nonostante delle difficoltà, possiedono importanti competenze.

“[…] è molto importante per un’azienda avere una persona che sappia pensare diversamente per poter risolvere i problemi odierni, non è un caso che nella realtà manageriale, soprattutto in quella anglosassone, troviamo molti DSA. In quest’ottica le loro difficoltà diventano secondarie”

Il lungo percorso che mira all’inclusione passa specialmente dalla normativa, a tal proposito Elio specifica che ci sono due piani, uno di questi è quello nazionale a supporto delle aziende e delle realtà pubbliche che lavorano e possiedono personale con DSA. L’obiettivo è quello di creare una legislazione più inclusiva, per questo in Italia è in fase di valutazione una proposta di legge bipartisan che vede come firmataria la vice presidente del Senato. Tale proposta andrebbe a far parte dell’attuale legge 170 che ha esclusivamente applicazione scolastica. Elio invita a riflettere come i metodi di valutazione standardizzati siano un enorme problema, per esempio concorsi pubblici sono quasi insuperabili da un candidato con DSA nonostante possa aver superato brillantemente il suo percorso di laurea grazie alla disponibilità di adeguati strumenti compensativi. Per questo è nato il progetto “DSA Progress for work” e che aiuta direttamente le aziende a sensibilizzare la popolazione aziendale offrire un supporto ai dipendenti con DSA.

La battaglia più grande però è quella culturale “ […] è indispensabile ribaltare la questione, ossia non guardare principalmente le competenze mancanti. Una persona con DSA ha sviluppato delle capacità partendo dalle sue difficoltà, ciò è indispensabile per rompere quel paradigma e valorizzare quelle competenze che diventano oro, sia per chi le può esprimere, sia per le aziende che le possono utilizzare. Chi porta gli occhiali non è visto come una persona che ha una difficoltà insormontabile, noi dobbiamo arrivare a questo livello anche per quanto riguarda la dislessia come per tante altre diversità”.

Lavorare sulla cultura aziendale è un passaggio fondamentale che deve essere accompagnato da un lavoro di auto-consapevolezza dei candidati. Le condizioni di lavoro di cui Elio ci ha parlato hanno un impatto negativo sulle prestazioni dei candidati con DSA e sulla loro autostima, questo accade perchè si devono confrontare e scontrare con altri candidati che accedono in maniera molto più semplice ai processi di selezione. L’ideale è effettuare un bilancio di competenze per capire come valorizzare le proprie potenzialità. 

“molto spesso i ragazzi con DSA non sanno raccontarsi oppure hanno paura di farlo. Saper raccontare la propria persona a chi deve selezionare in ambito professionale è fondamentale per far capire al tuo interlocutore che, nonostante le difficoltà, sei riuscito ad emergere. Non a caso uno dei nostri progetti che si chiama Dyslexia to Work aiuta i ragazzi a capire come gestire il lavoro di un curriculum vitae, dalla stesura alla sua comunicazione. Senza questa preparazione anche il migliore dei candidati non saprà come porsi nel modo giusto, purtroppo bisogna sapersi raccontare e la nostra invisibilità ci costringe a farlo senza dare nulla per scontato”.

Sono molti gli aspetti da tenere in considerazione per creare un mondo in grado di accogliere ogni risorsa e gli strumenti per farlo sono capillari, gratuiti, standardizzati e fruibili da tutta la popolazione aziendale. Ciò permette di valutare una persona con DSA e posizionarla nella giusta collocazione e nel giusto ruolo, in questo modo può dare valore aggiunto mettendo in gioco tutto il suo potenziale, uscendo una volta per tutte dalla sua invisibilità.